Italia

Campo largo: sull’Ucraina emerge la frattura più difficile

I fatti. La politica estera diventa il principale ostacolo alla costruzione dell’alternativa al centrodestra. Giuseppe Contesta preparando “Nova”, la manifestazione programmatica del M5S prevista sabato a Milano, confermando una linea contraria alla prosecuzione dell’invio di armi a Kyiv. 

La posizione si scontra con quella di Elly Schlein, che ha ribadito il sostegno al popolo ucraino aggredito dalla Russia e la necessità di accompagnarlo con una più forte iniziativa diplomatica europea. Nel Pd interviene oggi anche il senatore Alessandro Alfieri, chiedendo che l’eventuale programma della coalizione trovi una sintesi «senza ambiguità» sul sostegno all’Ucraina. 

I commenti delle testate. Repubblica presenta la scelta di Conte come una vera sfida programmatica al Pd. Il Foglioparla apertamente di un “duello” Conte-Schlein e sottolinea la forte reazione dell’area riformista democratica. Il Fatto Quotidiano legge invece la preparazione di Nova soprattutto come rilancio della battaglia pacifista del leader M5S, collegandola anche alle tensioni sulla legge elettorale. 

La questione è più importante della disputa sulle primarie. Una coalizione può contenere sensibilità diverse, ma difficilmente può presentarsi al governo senza una posizione sufficientemente condivisa su guerra, difesa europea, NATO e rapporti con la Russia.

la Repubblica – Conte e il programma M5S sull’Ucraina
Il Foglio – il duello Conte-Schlein su Kyiv
Il Fatto Quotidiano – Conte prepara Nova

Legge elettorale: oggi il voto finale del Senato

I fatti. La nuova legge elettorale arriva oggi al voto conclusivo di Palazzo Madama. Il testo introduce nuovamente le preferenze — fino a tre per lista — mantenendo però capilista bloccati; resta inoltre la contestata norma che aumenta fino a 6-7 mila per collegio le firme richieste alle nuove formazioni non rappresentate in Parlamento. 

Il provvedimento dovrà poi tornare alla Camera.

I commenti delle testate. Le testate vicine alla maggioranza, fra cui Il Giornale, sottolineano soprattutto il ritorno delle preferenze e quindi della possibilità per gli elettori di indicare direttamente i candidati. Le opposizioni insistono invece sui capilista bloccati e sull’aumento delle firme, considerato un ostacolo all’ingresso di nuove formazioni. 

Il ritorno delle preferenze aumenta certamente la possibilità di scelta degli elettori. Più problematica appare una disciplina delle firme che, se eccessivamente onerosa, rischia di restringere il pluralismo. Le regole elettorali dovrebbero trovare un equilibrio stabile fra governabilità, rappresentanza e apertura della competizione.

Manovra: tredicesime, carburanti e denatalità

I fatti. Il cantiere della legge di bilancio si allarga. Fra le ipotesi allo studio torna la detassazione delle tredicesime, mentre il Ministero dell’Economia lavora agli aiuti selettivi contro il caro-carburanti. Poiché il nuovo meccanismo non è ancora pronto, viene valutata una proroga temporanea dello sconto sul diesel. 

Il problema demografico accompagna il confronto. La Stampa richiama oggi il nuovo Demography Report europeo e intervista la demografa Alessandra Minello: l’indicazione è che il calo della popolazione non possa essere affrontato prevalentemente attraverso bonus alla natalità, ma richieda un adattamento strutturale di welfare, lavoro e servizi. 

Il commento. È probabilmente il punto più interessante per la politica economica italiana. Gli incentivi monetari possono alleviare costi immediati, ma natalità e autonomia dei giovani dipendono soprattutto da occupazione stabile, salari, abitazione, servizi per l’infanzia e distribuzione del lavoro di cura. Una politica familiare efficace dovrebbe quindi essere parte della riforma del welfare, non una successione di bonus.

La Stampa – le ipotesi sulla detassazione delle tredicesime
La Stampa – carburanti e proroga dello sconto sul diesel
La Stampa – denatalità e nuovo welfare

Mattarella sull’intelligenza artificiale: innovazione e disuguaglianze

I fatti. Sergio Mattarella richiama oggi l’attenzione sui rischi dell’intelligenza artificiale, insistendo sulla necessità che l’essere umano mantenga il controllo delle tecnologie e mettendo in guardia dalla possibilità che la trasformazione digitale allarghi ulteriormente le disuguaglianze. 

Il governo insiste parallelamente sulla necessità di sviluppare capacità tecnologiche nazionali ed europee e sulla “sovranità” nell’AI.

Il commento. Le due esigenze non sono necessariamente contrapposte. L’Europa rischierebbe di perdere competitività se regolasse l’AI senza svilupparla; rischierebbe però di aumentare le disuguaglianze se l’innovazione procedesse senza politiche su formazione, lavoro, concorrenza e accesso alle tecnologie. La questione è quindi governare la trasformazione, non scegliere fra innovazione e regolazione.

La Stampa – Mattarella sui rischi dell’intelligenza artificiale

Internazionale

Ucraina: possibile tregua sugli impianti energetici

I fatti. Si apre un nuovo, limitato spazio diplomatico nella guerra fra Ukraine e Russia. Volodymyr Zelenskyy si è detto disponibile ad aderire a una proposta americana per interrompere reciprocamente gli attacchi contro le infrastrutture energetiche, a condizione che Washington possa garantire la reale volontà russa di rispettare l’intesa. 

Il Cremlino ha accolto favorevolmente l’invito di Donald Trump a fermare gli attacchi ucraini contro le infrastrutture russe del diesel. Kyiv sostiene che gli attacchi alle raffinerie servano ad aumentare il costo economico dell’aggressione russa; Mosca chiede invece la protezione delle infrastrutture economiche. 

La lettura. Un’intesa circoscritta all’energia non sarebbe una pace, ma potrebbe rappresentare una prima misura concreta di de-escalation e ridurre i costi della guerra per la popolazione civile. L’Europa dovrebbe sostenerla senza trasformarla in un alibi per ridurre prematuramente la capacità di difesa ucraina.

Reuters – Zelensky apre alla tregua sulle infrastrutture energetiche

Ucraina: nuovo scontro sulle istituzioni anticorruzione

I fatti. Zelensky ha chiesto al Parlamento di accettare rapidamente le dimissioni del procuratore generale Ruslan Kravchenko. La decisione arriva nel mezzo di un duro conflitto fra la Procura e le agenzie indipendenti anticorruzione NABU e SAPO. 

Kravchenko non è personalmente incriminato, ma un’inchiesta coinvolge un funzionario del suo ufficio. La Procura ha a sua volta mosso accuse nei confronti del vertice della NABU.

La lettura. È un dossier che l’Europa non dovrebbe considerare secondario rispetto alla guerra. Il sostegno a Kyiv e il percorso verso l’adesione all’UE richiedono contemporaneamente difesa dall’aggressione russa e consolidamento dello Stato di diritto. Le due condizioni si rafforzano, non si escludono.

Reuters – Zelensky e lo scontro sulle istituzioni anticorruzione

Hormuz: soltanto quattro navi in transito, petrolio verso 107 dollari

I fatti. La crisi del Golfo resta il maggiore rischio immediato per l’economia internazionale. Lunedì soltanto quattro navi commerciali di materie prime hanno attraversato lo Strait of Hormuz, contro dieci il giorno precedente e una media di circa 125 transiti giornalieri prima della guerra. Anche il traffico attraverso Bab el-Mandeb continua a diminuire. 

Il Brent è salito questa mattina intorno ai 107 dollari al barile. A pesare è anche l’interruzione dell’oleodotto saudita East-West, capace normalmente di trasportare circa quattro milioni di barili al giorno aggirando Hormuz. 

Gli Houthi hanno inoltre lanciato nuovi missili e droni contro l’Arabia Saudita, provocando secondo le autorità saudite 13 feriti civili. I colloqui promossi dall’Oman fra Iran e Stati del Golfo sono stati rinviati. 

La lettura. L’effetto europeo è già evidente: energia più cara, nuova pressione sull’inflazione e maggiori probabilità di politiche monetarie restrittive. La sicurezza energetica torna così a essere contemporaneamente politica estera, industriale e sociale.

Reuters – crolla il traffico attraverso Hormuz
Reuters – petrolio in rialzo e oleodotto saudita fermo

Svezia: arretra la destra radicale, centrosinistra verso la maggioranza

I fatti. Il risultato delle elezioni svedesi si consolida a favore del centrosinistra. Il blocco guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson è proiettato verso 176 seggi su 349, contro 173 del centrodestra. Il conteggio definitivo comprende ancora i voti dall’estero. 

Il dato politico più netto è l’arretramento dei Sweden Democrats, scesi al 17,6%, circa tre punti in meno rispetto alle precedenti elezioni. 

La lettura. Il risultato non dimostra che la spinta della destra radicale in Europa sia esaurita: Germania e Svezia forniscono indicazioni opposte a distanza di pochi giorni. Mostra però che una socialdemocrazia con credibilità di governo può ancora competere, soprattutto quando combina welfare, sicurezza e gestione dell’immigrazione senza assumere integralmente l’impostazione identitaria della destra radicale.

Reuters – l’arretramento dei Democratici Svedesi

I temi ricorrenti

Tre temi dominano la giornata.

Il primo è la politica estera come nuovo discrimine della politica italiana. Il confronto Conte-Schlein dimostra che Ucraina, difesa europea e rapporto con la Russia non sono più temi riservati agli specialisti: possono determinare la possibilità stessa di costruire una coalizione di governo.

Il secondo è la protezione sociale dagli shock esterni. Petrolio, carburanti, tassi e demografia convergono sulla stessa domanda: come proteggere famiglie e lavoro senza moltiplicare interventi temporanei e compromettere i conti pubblici.

Il terzo è la capacità delle democrazie di governare le trasformazioni. Intelligenza artificiale, immigrazione, guerra e transizione energetica richiedono istituzioni capaci di innovare e contemporaneamente ridurre le disuguaglianze.

Lettura conclusiva

Da una sensibilità liberal-socialista e socialdemocratica, il confronto nel centrosinistra sull’Ucraina non dovrebbe essere rinviato alle primarie. Una coalizione che aspira a governare deve stabilire prima quale politica estera intenda perseguire. È possibile — e necessario — combinare sostegno al diritto dell’Ucraina a difendersi e iniziativa diplomatica europea, evitando tanto l’idea di una guerra senza orizzonte politico quanto quella di una pace ottenuta imponendo all’aggredito le condizioni dell’aggressore.

La stessa ricerca di equilibrio vale sul piano sociale. Carburanti e denatalità mostrano i limiti di una politica fondata prevalentemente sui bonus. Un welfare moderno dovrebbe investire maggiormente in servizi, lavoro femminile, autonomia dei giovani, assistenza agli anziani e politiche abitative. La protezione sociale deve anticipare i problemi, non limitarsi a compensarli dopo che si sono prodotti.

Il risultato svedese suggerisce infine una possibile indicazione per la socialdemocrazia europea: welfare e sicurezza non devono essere considerati temi alternativi. Una politica progressista può governare l’immigrazione, garantire sicurezza e difendere le libertà individuali; può sostenere il mercato e contemporaneamente correggerne le disuguaglianze.

È questo anche il terreno possibile di un’area riformista italiana: europeismo, Stato di diritto, responsabilità finanziaria, crescita, welfare, diritti individuali e sicurezza democratica. La condizione è trasformare questi principi in un programma sufficientemente preciso da non essere soltanto la somma delle distanze dai due poli.



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