Giovani, sacrificio e tasse. Quante riforme vere? di Umberto Costi

l dibattito politico italiano è affollato e isterico: ogni tema, inclusa l’immigrazione fuori controllo con i gravi problemi che genera (Vannacci è uno di questi), è spesso strumentalizzato solo per aggredire l’avversario.
Nel mentre il duello ordalico imperversa , si trascura l’emigrazione dei nostri giovani. Ogni anno, migliaia di ragazzi e professionisti vanno all’estero dopo che lo Stato e le famiglie hanno investito nella loro formazione , privando il Paese delle competenze necessarie per innovare e crescere.
In questo ambito Socialdemocrazia valuta positivamente la Start Tax proposta da Matteo Renzi. E’ un tentativo di arginare, non certo una panacea, il fenomeno. La proposta introduce una progressività anagrafica sull’IRPEF, strutturata in tre scaglioni di età, con riduzioni che arrivano fino al 50% per i lavoratori under 25. Tuttavia, avanziamo alcune riserve . Chi ha meno di 25 anni o non è ancora entrato nel mercato del lavoro o rientra nella No Tax Area.
Inoltre va garantito il principio per cui chi studia di più paga meno tasse per più tempo , estendendo cioè il beneficio fiscale a chi intraprende percorsi accademici e di alta formazione , spesso molto costosi , superando il rigido criterio anagrafico che penalizza chi, come medici e ricercatori, entra tardi nel mercato del lavoro.
Nonostante queste criticità, consideriamo la proposta Renzi una base su cui le forze “riformiste vere” possono lavorare e trovare sintesi in Parlamento. La Start Tax va migliorata e resa strutturale. Le coperture? Non chiediamo altro debito, ma un deciso taglio agli sprechi, dove si annidano clientele e le miserie del potere.


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