Saragat parla ai giovani

Saragat parla ai giovani

Un testo di Saragat sulla Costituzione tra le tracce della maturità 2026. Le considerazioni della Fondazione a lui dedicata.

La scelta di Giuseppe Saragat come traccia per la maturità è un’ottima notizia, perché contribuisce a far luce su una fase travagliata della nostra democrazia, all’epoca ancora tutta da costruire. Alla verità dei fatti manca però un tassello fondamentale: l’anello mancante tra i protagonisti di quell’epoca è proprio Giuseppe Saragat. Abbiamo in più occasioni sostenuto che Il tempo nel suo naturale dispiegarsi, si fa storia e dà significato agli avvenimenti. In nuce gli avvenimenti fattisi storia dicono questo: il 2 giugno 1946 a suffragio universale viene eletta l’Assemblea Costituente per gestire una complicata transizione da una dittaura monarco -fascista a una democrazia parlamentare e per approvare quindi la Costituzioine. Saragat diviene Presidente dell’assemnblea Costituente il 25 giugno e si dimette a Gennaio del 1947 proprio in coicindenza della scissione di Palazzo Barberini. Da allora è scesa su di lui una subdola “damnatio memoriae bianca”. Non glielo hanno perdonato! Le sue grandi intuizioni sulla collocazione occidentale dell’Italia, la sua assoluta convizione e quella di Spinelli, Blum, Adenauer, Einaudi, Spaak che la strada degli Stati Uniti d’Euroapa fosse la sola in grado di superare i perniciosi nazionalismi e assicurare pace e prosperità al vecchio continente, la sua avversione ad ogni totalitarismo e ad ogni forma di intolleranza sono state oscurate. Anche da partiti e volti noti della cultura di sinistra massimalista. Nel periodo storico in cui si credeva al determinismo storico e alla utopie irrealizzabili la sua convinzione che la democrazia fosse l’unico orizzonte per realizzare un socialismo libero da dogmi e da ogni idolatria rivoluzionaria gli fu affibbiato in modo diffamatorio e antistorico l’appellativo di traditore. SIC! Anche quando fu eletto Presidente della Repubblica.
Oggi, tuttavia, quello che per tempo è stato il suo oscuramento si sta trasformando nel riconoscimento del suo valore politico e culturale: le posizioni non violente, il primato del Parlamento e la scelta europea sono ormai pilastri dimostrati. La traccia del Ministero è un indizio che va esattamente in questo senso. La nostra Fondazione è tenacemente impegnata a sostenere questa verità storica e, nei prossimi giorni, annunceremo le iniziative che porteranno finalmente questa eredità al centro del dibattito istituzionale. Colgo l’occasione per per invitare alla collaborazione con la Fondazione tutti coloro i quali credono nei valori per i quali Giuseppe Saragat si è battuto fino agli ultimi giorni di vita.


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