di Umberto Costi (da La Giustizia)

La storia dell’umanità, a partire da Caino e Abele, è storia di guerre e conflittualità. Tutto il nostro vissuto , dall’A all’Ω, si svolge in chiave antagonista: nei programmi televisivi, nella terminologia politica e persino sportiva . La normalizzazione culturale di questa logica induce a credere che vivere sia “confliggere”, sviluppando una frenetica ambizione e un’aggressività latente che influisce negativamente sulla correttezza dei rapporti umani. Lealtà , coerenza, fedeltà sono termini che nel loro autentico significato raramente si ritrovano nelle esperienze di vita . Ma se accettassimo la necessità storica di tutto ciò che accade, dovremmo smettere di professarci democratici e socialisti; dovremmo rivalutare l’analisi determinista di Marx ed Engels , influenzata negativamente dalla dialettica hegeliana sulla non causalità degli eventi , negando il libero arbitrio e assolvendo l’uomo dal suo fallimento morale come le quasi cento guerre nel mondo testimoniano.

La cultura umanista, intrinseca nei socialisti democratici, non può arrendersi all’idea che esista una “Volontà Irrazionale” che sfocia nel pessimismo cosmico come “cosa in sé”, ding an sich, teorizzata dal grande Arthur Schopenhauer. Pur giustificando e per certi versi condividendo l’amara analisi di Hobbes sul bellum omnium contra omnes, la guerra di tutti contro tutti, e sull’homo homini lupus, ne contestiamo l’approdo: il Leviatano è il nemico, non la soluzione e non ci rassegniamo a considerare lo scontro come fondamento antropologico anche se spesso siamo indotti a pensarlo. Al modello del lupo opponiamo strenuamente l’ homo homini frater, poiché è nella fratellanza solidale, nel rispetto e nella giustizia sociale che risiede la vera natura dell’Umanesimo Socialista Saragattiano.

Chi ritiene questo ragionamento appannaggio della sola filosofia e non della politica, si è arreso all’aridità morale più che all’incompetenza. I socialdemocratici non accettano l’idea della ineluttabilità della storia e dei conflitti e antepongono da sempre il primato dell’etica in opposizione ai determinismi storico-materialisti e alle utopie irrealizzabili. Il fatalismo è frutto dell’ignoranza e viene utilizzato per scopi quasi sempre truffaldini. Le guerre non sono un destino: sono un fallimento morale. Se la guerra è una scelta, esiste allora la possibilità della “non scelta”.

Il nostro essere socialdemocratici contempla una visione pragmatica e non dogmatica del “fare politica” confinata in un perimetro morale nel quale si danno la mano , unendosi , i valori di umanità e di etica della responsabilità , che impegnano l’individuo ad agire per il bene comune. Pico della Mirandola, nella sua opera Sulla dignità degli uomini, pone un interrogativo solenne: Quis es tu, homo? Cosa fai della tua vita? E per gli altri?

Forse la risposta sta nella vita e nel pensiero dei nostri padri fondatori. Giuseppe Saragat ricordava che il socialismo democratico affonda le sue radici nell’etica cristiana, una dimensione nella quale si inserisce l’Umanesimo Socialista in una sintesi aulica tra il pensiero dei primi umanisti italiani — come Petrarca, Pico della Mirandola e Leon Battista Alberti — l’austromarxismo di Otto Bauer e il revisionismo di Bernstein.

Rilanciare con forza l’Umanesimo e tradurlo in pratica politica è il nostro impegno. Un impegno per porre la dignità e la libertà di scelta dell’uomo al centro della vita. Su questo pilastro ideale rifiutiamo l’idea che l’Italia sia condannata a subire lo scontro tra due blocchi contrapposti che riduce lo spazio democratico a un perenne duello ordalico per il potere che calpesta la centralità del cittadino e annichilisce le minoranze politiche e culturali del paese. Si tratta di un sistema artificiale, alimentato da una legge elettorale profondamente distorsiva e persino in contrasto con gli articoli 1 e 48 della Costituzione, e, dannatamente, la riforma che si prefigura è altrettanto lesiva per la democrazia.

Non c’è quindi ineluttabilità storica che l’uomo non voglia. Non esistono destini già scritti se si coltiva il coraggio e la determinazione di essere noi stessi architetti di una nuova realtà possibile e mi riferisco all’attuale bipolarismo. Che l’esigenza di una svolta sia reale lo dimostrano i fatti: lo ha compreso, tra i primi, Azione di Calenda, che ha colto la necessità di uscire dalla logica divisoria dei due blocchi e con il quale condividiamo stesse posizioni di politica estera e di politica energetica. Questo stesso rifiuto della morsa bipolare vede in prima linea i compagni del Movimento Socialista Liberale, il Comitato Vassalli ,il cartello del PSL (Popolari, Socialisti, Liberali), ma attraversa anche gran parte del restante mondo socialista attualmente non ancora organizzato trovando sponda in altre importanti aggregazioni come ad esempio Europeisti e Spazio Pubblico. È attorno a questo nucleo, e alle altre forze che si uniranno, che costruiremo un programma che parta dalle urgenze reali del Paese: maggiore sostegno a ogni forma di disabilità, piano industriale nazionale, politica dei salari, transizione ecologica non ideologica o modaiola, transizione digitale, indipendenza energetica , riforma della giustizia, fisco , scuola e università , immigrazione.

In conclusione siamo purtroppo costretti a rilevare ancora una volta che l’alterigia culturale e il platonismo che non smettono di abitare il PD impediscono a questo partito di sollevarsi au-dessus de la mêlée e rivolgere lo sguardo verso quelle culture che hanno contribuito a ricostruire l’Italia del dopoguerra. Ma come diceva Giuseppe Saragat: “Oggi è il momento degli uomini inquieti, degli uomini insonni, dei tormentatori della propria e dell’altrui coscienza” e si deve agire. L’immobilismo è una sottoclasse della politica oltre che un male sociale. Carissimo Godot ti abbiamo aspettato anni, sin dal 1989. Invano.


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