di Massimo Carugno (da “La Giustizia” del 10 luglio 2026

È con queste semplici parole che Pina Picierno sintetizza con una straordinaria efficacia il passaggio politico del momento.

Non è una formula ideologica, non lo è programmatica e tantomeno strategica.

È una equazione tattica che ha però un grossissimo peso.

Pina con la sua calata, che le rende una schiettezza di una simpatia inaudita, è anche in questo passaggio politico straordinariamente affascinante.

La frase è rivolta a Renzi e demolisce, d’un colpo solo, il progetto di costruire un’area riformista nel Campo Largo.

È quello che persegue Matteo, come lo chiama Pina, ma anche Onorato e un paio di forze minori di ispirazione riformista.

“Non ci vogliono nelle foto, siamo distanti da loro in tutte le posizioni politiche di rilievo”, incalza Pina che saggiamente ed elegantemente glissa sugli insulti che lei, come Silvia Salis, ha ricevuto e riceve dal mainstream della sinistra guidato da Scanzi e Travaglio.

Dietro a quel “non ci vogliono” ovviamente c’è dell’altro.

Sarebbe riduttivo fermarsi a motivare delle scelte solo perché esclusi.

Dietro c’è un progetto politico in primo luogo ideologico.

Costruire una grande casa del riformismo con chi riformista davvero lo è, come i socialisti, e chi riformista si sente di esserlo come i liberal-democratici e i popolari.

Un progetto che rende ossequio alla storia che, da Turati a Matteotti, da Saragat a Craxi, pone il riformismo ad abbondante distanza dalla sinistra (allora comunista con la coccarda) oggi neo, vetero, post comunista velata o meno che sia.

Sicuramente lontano dagli integralismi, dai radicalismi, dagli estremismi, il riformismo è sì di sinistra, ma di una sinistra gradualista (e quindi moderata) come fu definito nel suo atto di nascita a Erfurt nel lontano 1892.

Ma è anche un progetto programmatico per riunire i riformisti in una unica casa e dare corpo a una alleanza che si fondi su una omogeneità di idee, di proposte e quindi di programma.

Infine un progetto strategico perché, ponendosi fuori dai poli, si pone necessariamente in contrasto con il sistema bipolare che tanti danni arreca al paese.

“È venuto il momento di una iniziativa autonoma dei riformisti”, dice con grande entusiasmo Pina e rinnova l’invito a Matteo, “ti aspettiamo, vi aspettiamo, aspettiamo tutti i riformisti italiani per fare davvero una cosa vera e nuova”.

È un appello a creare una forza che punti a esser importante non solo sotto il profilo politico ma anche sotto quello elettorale e quindi parlamentare.

Pina ripete più volte la parola “riformismo”.

Conosce evidentemente la importanza delle parole e la forza dei nomi e punta sulla potenza seduttiva di questa parola.

È difficile ora prevedere quale sarà la reazione di Matteo e quel manipolo di reduci di sinistra moderata rimasti nel Campo Largo.

Il progetto Renziano di qualche mese fa, e cioè creare questa benedetta Casa Riformista nel Campo Largo, si sgretola sempre più racchiudendo il loro destino a esser servi dello strapotere PD-5Stelle.

La dignità, ma anche una illuminata visione politica, vorrebbe che non esitassero.

Salvo sirene bettiniane e promesse, a questo e a quello, di qualche seggio sicuro tra Camera e Senato.

Noi ne conosciamo qualcuno.

E se così fosse, inutile dirlo, la nobiltà del progetto politico finirebbe sciolta nelle ambizioni personali, rendendo tristemente attuali i versi di Dante nel celebre Canto VI del Purgatorio lì dove per Italia si intenda il riformismo del Campo Largo.

«Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!»


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