Quasi pronto al Senato l’emendamento che reintroduce le preferenze (poche) già bocciato alla Camera
Anche se la partita al Senato si giocherà a settembre, non mancano gli scontenti nella maggioranza in vista della reintroduzione dell’emendamento, che la Camera ha già bocciato, per la reintroduzione di una piccola quota di preferenze all’interno della nuova legge elettorale che la Meloni vorrebbe votata prima delle prossime elezioni.
Come sempre, a guidare buona parte dei parlamentari non è la qualità più o meno buona di una norma che sono chiamati a votare, ma la possibilità che da quel voto possa dipendere la loro rieleggibili. Ecco quindi che quando si parla di legge elettorale le sensibilità sono alte, facendo aumentare la pressione di chi ci legge un qualche ostacolo alla sua rielezioni. Questo in pratica sta accadendo nel centrodestra, con Forza Italia non proprio compatta con la Meloni nel sostenere questa battaglia, con il rischio, presente, che una seconda bocciatura, questa volta al Senato, porrebbe fine alla legislatura.
Ma se Sparta piange, Atene non ride. E guarda alla finestra limitando le proprie considerazioni con “Saremo compatti anche al Senato”, frase uscita dai canali ufficiali del Campo largo.
D’altra parte, aver limitato il dibattito parlamentare non sta portando grandi risultati, ma l’opposizione non sta certo brillando per idee o proposte alternative ripetendo come un mantra che tutto ciò che fa il Governo non va bene.
L’augurio è che il fermento in seno al centrosinistra (non al Campo largo) riporti finalmente in luce quella capacità di proposta che da sempre ha caratterizzato il riformismo italiano, libero dai vincoli massimalisti che oggi prevalgono a sinistra e che non fa parte del populismo sovranista del centrodestra.


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