Antonio Matasso, Segretario regionale di Socialdemocrazia SD (al centro nella foto, con Vicky Amendolia Claudio Melchiorre), chiede alla Regione di acquisire le quote

“La privatizzazione dell’aeroporto di Catania non risponde ad alcuna seria logica industriale, strategica o commerciale. Per questo Socialdemocrazia SD propone che sia la Regione Siciliana ad acquisire le quote oggi detenute dalla Camera di Commercio di Catania, prevedendo, quale contropartita, la copertura del fondo di quiescenza”.
Questo nel corso di una riunione dell’Esecutivo regionale del partito, alla presenza del Vice Segretario vicario nazionale Vicky Amendolia e del Segretario organizzativo regionale Claudio Melchiorre.
“Non ignoriamo – prosegue Matasso – la necessità di affrontare con responsabilità le criticità dei fondi pensionistici delle Camere di Commercio siciliane. Proprio per questo riteniamo che, se il problema viene rappresentato come talmente grave da giustificare la vendita di uno dei principali asset strategici della Sicilia, allora la soluzione debba essere pubblica, trasparente e coerente con l’interesse generale. La Regione intervenga, ma lo faccia acquisendo quote, non limitandosi a coprire passività senza una visione”.
Secondo Socialdemocrazia SD, la gestione del sistema aeroportuale siciliano non può essere affrontata con logiche episodiche, né consegnata a operazioni di privatizzazione prive di un disegno complessivo.
Ed è proprio questo il cuore politico della vicenda. “La possibile cessione ai privati dell’aeroporto di Catania non può essere derubricata a normale operazione societaria- si legge tra altro, nel comunicato di SD- , né trattata come una scelta tecnica affidata alla sola convenienza economica immediata. Fontanarossa non è un cespite qualunque. È la principale porta d’accesso della Sicilia orientale, uno snodo essenziale per il turismo, per le imprese, per la mobilità dei cittadini, per l’internazionalizzazione dell’economia regionale e per la stessa tenuta infrastrutturale dell’Isola. Cederne il controllo significherebbe rinunciare a una leva strategica di governo del territorio. E farlo per fronteggiare le difficoltà del fondo di quiescenza delle Camere di Commercio significherebbe trasformare un’infrastruttura vitale in un bancomat patrimoniale, da utilizzare per coprire una criticità finanziaria che pure merita attenzione, ma che non può essere risolta sacrificando uno dei pochi asset realmente decisivi per il futuro della Sicilia”.
La questione, dunque, Secondo Socialdemocrazia SD, va posta nei suoi termini corretti: se esiste un problema relativo ai fondi pensionistici camerali, la Regione ha il dovere di affrontarlo con strumenti chiari, trasparenti e istituzionalmente coerenti. Ma non può limitarsi a coprire passività senza ottenere nulla in cambio. Se interviene con risorse pubbliche, deve farlo nell’interesse pubblico. E l’interesse pubblico, in questo caso, impone una soluzione lineare: la Regione acquisisca le quote SAC detenute dalla Camera di Commercio e mantenga in mano pubblica il controllo dell’aeroporto.
È una proposta non solo politicamente ragionevole, ma anche coerente con il quadro normativo vigente.
Il D.Lgs. 19 agosto 2016, n. 175, Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, impone che le scelte relative all’acquisizione, al mantenimento o all’alienazione di partecipazioni pubbliche siano motivate, sostenibili, convenienti e coerenti con le finalità istituzionali dell’ente. Gli artt. 4, 5, 7 e 10 del decreto non consentono operazioni prive di una reale istruttoria pubblica e di una chiara dimostrazione dell’interesse generale perseguito. Non basta vendere perché vi è un problema di cassa. Occorre dimostrare che la vendita sia la scelta migliore per la collettività.
E, nel caso dell’aeroporto di Catania, questa dimostrazione appare tutt’altro che evidente.
Anche il D.M. 12 novembre 1997, n. 521, che disciplina le società di gestione aeroportuale, conferma la natura peculiare di tali soggetti: essi gestiscono infrastrutture, beni demaniali, servizi essenziali e funzioni direttamente collegate alla sicurezza, alla continuità, all’efficienza e alla regolarità del trasporto aereo.
È un’infrastruttura strategica affidata in concessione, la cui gestione incide sull’interesse pubblico, sulla mobilità, sullo sviluppo economico e sull’assetto territoriale.
A ciò si aggiunge il profilo europeo. L’Unione europea ha certamente favorito liberalizzazioni e apertura al mercato per servizi privi di una reale funzione pubblica. Ma non impone affatto la privatizzazione degli asset strategici. L’art. 345 TFUE lascia impregiudicato il regime di proprietà degli Stati membri, mentre la categoria dei servizi di interesse economico generale riconosce che alcuni servizi, pur avendo natura economica, restano essenziali per la collettività.
Per una Regione insulare come la Sicilia, priva di collegamenti ferroviari e navali pienamente efficienti, gli aeroporti non sono semplici infrastrutture commerciali: sono presìdi di continuità territoriale, sviluppo, mobilità e coesione sociale. Fontanarossa, in particolare, compensa almeno in parte le carenze strutturali degli altri sistemi di collegamento e garantisce l’accessibilità della Sicilia orientale.
Vi è poi un profilo strategico che sarebbe irresponsabile sottovalutare. La Sicilia è una Regione insulare e frontaliera, posta al centro del Mediterraneo, in una posizione geopolitica delicatissima. In caso di crisi internazionali, conflitti o tensioni con Stati esteri, la proprietà o il controllo sostanziale di infrastrutture aeroportuali da parte di soggetti stranieri può porre seri problemi di sicurezza e autonomia decisionale.
Non a caso, il Regolamento UE 2019/452 disciplina il controllo degli investimenti esteri diretti quando possano incidere sulla sicurezza o sull’ordine pubblico, e la normativa nazionale sul golden power, prevista dal D.L. 15 marzo 2012, n. 21, riguarda anche attività strategiche nei settori dei trasporti. Ma il golden power è una garanzia estrema, non una politica industriale. La domanda vera non è solo se lo Stato possa bloccare un acquirente pericoloso, ma se la Sicilia debba rinunciare in partenza al controllo pubblico di un’infrastruttura così rilevante.
Lo Statuto speciale siciliano, all’art. 17, attribuisce alla Regione competenze in materia di comunicazioni e trasporti regionali. Ciò non significa, naturalmente, ignorare le competenze statali in materia aeronautica, ma significa riconoscere alla Regione un ruolo politico e istituzionale primario nella programmazione del sistema dei trasporti dell’Isola. E proprio perché la Sicilia è una regione insulare, con gravi carenze viarie e ferroviarie, la questione aeroportuale non è un capitolo secondario: è una questione di sviluppo, di diritto alla mobilità e di continuità territoriale sostanziale.
Vi è poi il tema specifico del fondo di quiescenza. La L.R. Sicilia 8 maggio 2018, n. 8, all’art. 22, commi 9-13, ha già previsto una cornice normativa per il Fondo unico di quiescenza del personale delle Camere di Commercio della Sicilia. Se oggi quella disciplina si rivela insufficiente o se emergono criticità tali da richiedere un intervento straordinario, la risposta deve essere costruita alla luce del sole: aggiornamento del fabbisogno, verifica attuariale, quantificazione esatta degli oneri, valutazione indipendente delle quote SAC e passaggio politico in Assemblea regionale siciliana.
Non è accettabile, invece, che la soluzione passi attraverso la perdita del controllo pubblico su Fontanarossa.
La Sicilia ha già sperimentato troppe volte il costo delle scelte prive di visione: si vendono beni strategici per risolvere emergenze immediate, salvo poi scoprire che l’emergenza resta e il patrimonio non c’è più. È una logica miope, quasi contabile, che confonde il valore con il prezzo e lo sviluppo con l’incasso.
Fontanarossa, invece, deve essere il perno di una strategia aeroportuale regionale. Catania e Palermo non possono continuare a sopportare, da sole, la pressione crescente dei flussi turistici e commerciali, mentre le carenze infrastrutturali dell’Isola rendono sempre più difficili gli spostamenti interni. Occorre potenziare Comiso, ragionare seriamente sugli scali esistenti, valutare con rigore le nuove ipotesi, dall’aeroporto di Agrigento allo studio di fattibilità per l’aeroporto del Mela, e costruire una rete aeroportuale siciliana capace di distribuire i flussi, alleggerire la pressione sui grandi scali e rendere più competitivo l’intero territorio regionale.
Ma una strategia di questo tipo richiede regia pubblica, non dismissione. Richiede programmazione, non improvvisazione. Richiede una Regione capace di governare gli asset strategici, non di assistere passivamente alla loro cessione.
Per questo la proposta di Socialdemocrazia SD va nella direzione giusta: la Regione intervenga, ma per acquisire; non per coprire passività senza contropartita. Intervenga per mantenere pubblico il controllo della SAC, non per accompagnarne la privatizzazione. Intervenga per trasformare una criticità finanziaria in un’occasione di rafforzamento patrimoniale e strategico della Sicilia.
La privatizzazione dell’aeroporto di Catania va fermata perché non risolve i problemi strutturali del sistema aeroportuale siciliano, non garantisce automaticamente migliori servizi, non assicura tariffe più eque, non rafforza la mobilità regionale e non offre, di per sé, alcuna risposta alla necessità di una pianificazione complessiva.
Anzi, rischia di produrre l’effetto opposto: sottrarre alla mano pubblica una leva essenziale proprio nel momento in cui la Sicilia avrebbe più bisogno di una politica infrastrutturale forte, coordinata e lungimirante.
La domanda, allora, è semplice: la Regione vuole governare il futuro aeroportuale della Sicilia o limitarsi a certificare la vendita di uno dei suoi gioielli di famiglia?
Socialdemocrazia SD indica una strada chiara: non svendere Fontanarossa, non sacrificare la SAC sull’altare delle emergenze contabili, non confondere la soluzione del fondo di quiescenza con la rinuncia a un’infrastruttura strategica.
La Regione Siciliana acquisisca le quote della Camera di Commercio, affronti con serietà il nodo previdenziale e apra finalmente una vera stagione di programmazione aeroportuale regionale.
Perché Fontanarossa non è un problema da liquidare. È una delle chiavi del futuro della Sicilia.
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