Non basta dire che si è trattato di un voto locale. Il centrosinistra non convince gli elettori
I risultati parlano chiaro: il primo turno di queste amministrative non spostano gli equilibri amministrativi o politici: il centrodestra tiene (anche con l’ingombrante presenza della lista Jannacci), i centrosinistra cerca giustificazioni senza senso, dopo aver covato la speranza di riconquistare Venezia, andata invece al primo turno al centrodestra.
Insomma, una riflessione seria va fatta, in fin dei conti il prossimo appuntamento elettorale tra un anno riguarderà il governo del Paese e gli e gli elettori, anzi, i potenziali elettori continuano a boicottare puntualmente il voto (alle urne è andato il 60% degli aventi diritto, contro il 65% della precedente tornata elettorale), a testimonianza di un distacco tra quello che dicono (e fanno i partiti) e quello che vorrebbero i cittadini.
Invece di pensare alle primarie, con bugiarde affermazioni di lealtà nei confronti di chi le dovesse vincere, forse sarebbe il caso di dire agli italiani cosa un eventuale governo di chi oggi è all’opposizione vorrebbe fare in tema di lavoro, di pensioni, di sanità, di scuola, di tasse, di sicurezza (un tema sul quale c’è poca voglia di impegno, che invece rappresenta un punto importante per i cittadini), di rapporti internazionali, di ambiente, insomma di tutte quelle questioni di cui si parla in famiglia e che riguardano la vita di tutti i giorni.
Non si può essere certamente soddisfatti di quanto stia facendo il governo, e basta vedere al teatrino del taglio delle accise per rendersi conto di una approssimazione preoccupante. Le norme varate ad oggi dal governo Meloni hanno spesso avuto come fonte ispiratrice la cronaca, come nel caso dei rave e dell’omicidio stradale, o non hanno inciso affatto, come nel caso delle finte riforma del fisco, con il nostro paese ancora alle prese con una altissima evasione, e della giustizia, bocciata, quest’ultima, da un referendum fortemente divisivo.
L’appello quindi è quello di abbandonare da parte di tutti quell’aria elitaria, propria da tempo di tanti protagonisti del cosiddetto “campo largo”, che non aiuta a ricompattare gli elettori sulle proposte di soluzione dei problemi sociali, e ricominciare con umiltà a sentire anche cosa ha da dire e proporre chi rappresenta tradizioni e storie che hanno contribuito a far crescere questo paese.


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