La federazione tra i cinque soggetti (Movimento socialista liberale, Comitato Vassalli, Socialdemocrazia, Movimento Ora e Risorse Umbria) e le adesioni sono aperte, nasce su questa analisi. di Mauro Del Bue

Il Novecento è morto, ma continua ancora a governare le nostre menti. Ed è questo il vero paradosso di una politica che parla il linguaggio del passato mentre il mondo cambia a una velocità mai conosciuta nella storia umana. Quel secolo ha lasciato conquiste immense: il welfare, i diritti del lavoro, i diritto civili, la parità tra uomo e donna, la democrazia di massa, l’emancipazione sociale. Ma ha anche prodotto gli orrori più devastanti della modernità: due guerre mondiali e i totalitarismi del comunismo, del fascismo e del nazismo. Pensare di affrontare il XXI secolo con le categorie del Novecento significa non comprendere la natura della trasformazione in corso. Restare aggrappati al secolo scorso come l’ostrica allo scoglio non aiuta la politica a riformarsi, proprio mentre ne avrebbe un disperato bisogno. In caso contrario, la politica finirà dominata da ciò che tecnologia e scienza hanno prodotto. E lo strumento più potente se gestito opportunamente e pericoloso se lasciato fine a se stesso sarà l’Intelligenza artificiale. Il vecchio è morto, ma il nuovo non riesce ancora a nascere. Al posto delle grandi fabbriche con migliaia e migliaia di tute blu sono sorte le Big Tech con pochi colletti bianchi, le piattaforme digitali, le reti globali della logistica e della distribuzione. Il mercato del lavoro ha cambiato pelle, mentre le relazioni industriali sono entrate in crisi. Il neoliberismo, al quale la sinistra tradizionale non ha saputo opporsi, ha prodotto nuove forme di sfruttamento e precarietà. Anche i sindacati, rimasti spesso prigionieri di schemi obsoleti, hanno perso forza sociale: un tempo la loro spina dorsale erano gli operai, oggi sono soprattutto i pensionati. Nel frattempo l’Italia invecchia, perde giovani e vede crollare la natalità perché intere generazioni non possiedono più sicurezza economica sufficiente per costruire una famiglia. Una globalizzazione liberista ha imposto politiche di austerità che hanno ridimensionato il welfare, compresso i salari e privatizzato settori pubblici essenziali. Eppure la sinistra continua spesso a rispondere con le stesse formule: più crescita, più produzione, più sviluppo. Nulla di realmente nuovo. Anche molte ricette considerate progressiste restano funzionali al capitalismo contemporaneo. Occorre invece un cambio di paradigma: una politica capace di mettere al centro l’uomo, liberandolo dai bisogni, dalle diseguaglianze e dalla subordinazione tecnologica. Finora, però, abbiamo assistito soprattutto al “politicismo”: gestione del potere, costruzione di gerarchie, decisioni calate dall’alto. In un mondo nel quale la politica svolge ormai un ruolo ancillare rispetto alla finanza globale in mano a pochi, manca una forza autonoma capace di produrre vera discontinuità. Il politicismo non governa il cambiamento: lo rincorre e spesso lo subisce. A peggiorare il quadro vi è anche il rifugio degli intellettuali nell’escapismo. Viviamo da decenni dentro il “tradimento dei chierici”. Le libertà negative e i loro interpreti — da Vladimir Putin a Donald Trump, passando per Elon Musk e i grandi predatori digitali — rischiano di spingere le società verso nuove forme di conflitto permanente. Il punto, allora, non è restaurare il Novecento, ma impedire che il XXI secolo venga governato soltanto dall’Intelligenza artificiale, dagli algoritmi, dalla finanza e dalla tecnica. Per questo servirebbe un Movimento federativo — con la forza di un sommovimento — capace di rimettere al centro la politica, la cultura e la dignità dell’uomo. Perché il rischio non è soltanto la crisi della democrazia, ma l’avvento di un nuovo totalitarismo morbido, tecnologico e globale, nel quale l’uomo finirà per obbedire alle macchine credendo, paradossalmente, di essere più libero di prima. Tuttavia, in Italia, il bipopulismo radicale ha conquistato la scena politica con tutte le conseguenze che esso comporta. Il sorgere a sinistra di una costellazione di partiti di estrema sinistra di stampo populista e a destra con la presenza ingombrante del generale Roberto Vannacci e con fermenti putiniani della stessa Lega non sono un buon segno e non fanno ben sperare. Il resto delle presenze di partiti personali con percentuali minime non incidono sul quadro politico che si definiscono partiti di centro ma non hanno la massa critica per dirsi tali e rischiano di fare la spola tra la destra di governo e la sinistra di opposizione in cui la presenza del M5s di Giuseppe Conte rappresenta una iattura politica. La sinistra italiana è egemonizzata dal neo massimalismo e dal populismo mentre la destra dall’ottuso sovranismo e da spinte nostalgiche. Ragion per cui il Movimento federativo autonomista aperto a partiti, movimenti civici, associazioni culturali e politiche e ai singoli cittadini è una novità in senso assoluto. Anche perché le diverse sensibilità politiche e culturali non rappresentano un limite bensì un arricchimento culturale e politico a condizione di portare tutto a sintesi. I socialisti, i liberal democratici e tutte le forze liberali non affondano le loro radici solamente nell’Illuminismo, ma anche nel Risorgimento italiano. Va da sé che il punto di coagulo del solidarismo cattolico e del riformismo socialista e liberalismo repubblicano si ebbe, in Italia, all’inizio degli anni Sessanta con la stagione delle riforme di struttura. Nasce per questo un nuovo movimento federativo di piu forze politiche, movimenti, circoli, singole personalità politiche disponibile a dialogare e a coordinarsi con tutti i soggetti che si oppongono a questo bipolarismo malato.


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