Forse l’Europa sarebbe una soluzione. di Umberto Costi
Di fronte al dramma di una guerra israeliana-palestinese così sanguinosa, che si trascina ormai dal 1948, la politica, che dall’essere umano è espressione, non si può rassegnare al cinismo delle armi come tristemente succede oggi, né arrendersi all’idea dell’Homo homini lupus, dell’uomo lupo per l’altro uomo. Le parti devono trovare la forza di superare quelle ragioni che sono alla base del conflitto stesso.
Con i trattati di Westfalia si concluse una delle guerre più devastanti della storia europea, eppure quel conflitto durò “soltanto” trent’anni. Qui siamo quasi a ottanta. Una via d’uscita vera, giusta, va trovata per dare una prospettiva di pace e di vita alle generazioni future di quelle terre martoriate.
E questa volta, e non mi succede spesso, condivido ciò che Karl Marx sosteneva nella sua Critica dell’economia politica e cioè che le condizioni per la soluzione dei problemi si trovano sempre nella realtà materiale dei problemi stessi. Dobbiamo calarci in questa realtà materiale fuori da dogmatismi e fanatismi ideologici , se vogliamo cambiare il corso della storia. Questa realtà ci parla dei coloni e della minaccia devastante dei terroristi islamici di Hamas e Hezbollah. Come si può solo immaginare un percorso comune mentre sul campo dominano le macerie, il terrorismo e un odio che appare insanabile? Forse una mano può darla la storia se è vero ,come è vero, che la storia è sempre storia contemporanea, come sosteneva Benedetto Croce. Se nel 1945, con le città rase al suolo e i campi di sterminio intrisi di morte , avessimo chiesto a un cittadino francese o tedesco se fosse stata solo immaginabile un’unione tra i loro paesi, ci avrebbe preso per pazzi. Eppure, pochi anni dopo, nacque la CECA. Personalmente credo poco ai buoni sentimenti in politica come in economia. Credo invece alla forza del diritto che nel 1951 intervenne attraverso precisi accordi sulle materie prime con cui si era fatta la guerra. Molti si chiederanno giustamente, come del resto me lo sono chiesto anche io e ancora me lo chiedo, ma non è già un’impresa disperata la soluzione dei “due popoli, due Stati”? Addirittura ipotizzare un loro ingresso nell’Unione Europea?
Io osservo senza nessuna pretesa di verità che la formula dei “due Stati” in questi ottant’anni ha fallito per l’assenza di un garante terzo che potesse offrire tutele reali a entrambi. Israele, come va ormai ripetendo ad ogni occasione, non accetterà mai uno Stato palestinese temendo che possa trasformarsi in una rampa di lancio per il terrore nel suo territorio, e i palestinesi non accetteranno mai un accordo che percepirebbero come una sottomissione. L’integrazione europea non sostituisce la nascita di due Stati, ma potrebbe rappresentare una cornice giuridica e politica capace di renderli possibili e stabili.
Avviare il percorso per l’integrazione sia di Israele sia della Palestina all’interno dello spazio comune dell’Unione Europea potrà forse diventare una necessità della storia. Ci vuole coraggio e molta umiltà. Un progetto di tale portata richiede tempo, generazioni. È una visione che guarda lontano forse al 2050 chissà ?!, ma ci piace pensare di lasciare un grande progetto in eredità a chi verrà dopo di noi, ma è a noi che spetta il compito di aprire il cantiere . Questa visione è frutto che matura nel frondoso albero dell’Umanesimo Socialista di Giuseppe Saragat , erede del pensiero di Turati, Treves, Prampolini, Giuseppe Emanuele Modigliani, Matteotti. È nostra storica convinzione che la pace si costruisca solo allargando i confini del diritto. Ovviamente non rivendichiamo alcuna primogenitura di questa ipotesi prospettiva di integrazione europea dei due popoli belligeranti. . L’idea di legare i destini di queste terre martoriate all’Europa è appartenuta ad altri grandi leader vissuti prima di noi.
Cito l’asse riformista Craxi – Mitterrand che ipotizzò di agganciare la sponda sud del Mediterraneo all’Europa. Ed è stato lo stesso Premio Nobel per la pace , il grande socialdemocratico israeliano Shimon Peres, dinanzi all’Europarlamento, a proporre concretamente l’integrazione di Israele, Palestina ma anche della Giordania per sostituire lo sviluppo economico al conflitto. Un’idea lungimirante, rilanciata poi in Italia dalle coraggiose battaglie transnazionali di Marco Pannella , da Furio Colombo e da Silvio Berlusconi, Questo percorso ideale diventerà a breve un’iniziativa politica e di confronto concreto. Il prossimo 16 settembre, alla Camera dei Deputati presso la sala Matteotti, con la Fondazione Giuseppe Saragat , della quale ho il grande privilegio di essere Presidente da poche settimane, terremo un convegno per discutere l’attualità del pensiero proprio del Presidente Saragat nella politica estera di oggi. E sarà quella la tappa di partenza per lanciare, subito dopo, un grande convegno interamente dedicato al tema dell’allargamento della UE ad Israele e Palestina. Riuniremo esperti di geopolitica, giuristi e parlamentari europei, insieme a rappresentanti qualificati sia israeliani sia palestinesi, per studiare la fattibilità politica e i passaggi istituzionali e giuridici da compiere.


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