Costi Presidente della Saragat

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Umberto Costi eletto Presidente della Fondazione Saragat

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Intervento del nuovo Presidente della Saragat

Assumo la Presidenza della Fondazione Giuseppe Saragat con profondo senso di responsabilità e di umiltà che il compito richiede e che non mi fa difetto. Custodire l’eredità culturale e morale di uno dei Padri della nostra Repubblica è un impegno che esige coerenza ideale e una costante tensione etica.

È mio intendimento utilizzare questa pagina ufficiale come uno spazio di dialogo, di apertura e di suggerimenti; una sorta di diario di bordo. Auspico quindi contributi da chiunque si riconosca nei nostri valori comuni e voglia partecipare a questa navigazione culturale e civile.

Sento il dovere, anche per rispetto verso la storia di questa Istituzione, di ricordare Franco Nicolazzi. Si deve alla sua determinazione, già dimostrata da partigiano delle Brigate Matteotti, se il pensiero e il profilo morale di Giuseppe Saragat, Padre della socialdemocrazia italiana, sono stati tutelati e promossi in una Fondazione. Fu proprio Nicolazzi a volerla fortemente all’indomani della scomparsa del Presidente per preservarne nel tempo l’altissimo esempio civile e morale segnato da un percorso di vita complesso , che va dall’esilio come perseguitato dal fascismo alla Presidenza dell’Assemblea Costituente, fino alla suprema Magistratura dello Stato. A Franco Nicolazzi e a quanti con lui hanno dato vita a questa istituzione fin dal principio, va la nostra profonda e perenne gratitudine.

Ringrazio l’avvocato Marco Gianfranceschi, di cui sono noti rigore e serietà, che ha guidato la Fondazione per molti anni con raro equilibrio. La sua competenza e i suoi rapporti saranno un supporto prezioso per il percorso che ci attende. Farò tesoro della sua esperienza e dei suoi consigli. Conto inoltre sulla saggezza di figure come Dino Madaudo e sul contributo di tutti gli autorevoli membri della Fondazione: il loro impegno e la loro esperienza, della quale mi avvarrò, saranno le basi necessarie su cui concentreremo il lavoro da fare.

Un lavoro che cade in un momento difficile, testimoni di un mondo che va smarrendosi. I conflitti insanguinano ogni angolo della terra e all’aggravamento delle diseguaglianze economiche si somma un profondo disagio che colpisce ogni fascia d’età della popolazione e che trova nel malessere delle nuove generazioni l’aspetto più preoccupante. La solitudine e la cultura del “pensiero breve” si stanno sostituendo all’idea di progettualità, alimentando un diffuso smarrimento che insidia quella Weltanschauung ontologica, la sola in grado di porre l’essere umano al centro di ogni missione sociale. Questa deriva favorisce una pericolosa e annichilente Reductio ad Unum che nega la complessità del vivere e le sue sfumature.

In questo scenario, le parole che Giuseppe Saragat pronunciò a Piazza del Popolo il 1° maggio 1946 si stagliano come un’urgenza morale e politica:

“Bisogna che noi riprendiamo in mano le redini dei luminosi destini del socialismo che i cavalli non debbono trascinare verso l’abisso.”

Il nostro compito, quindi, è offrire un contributo per interpretare la complessità di questo tempo, opponendo alla frammentazione della società la solidità di un pensiero capace di guardare lontano, “Au-dessus de la mêlée”, con l’obiettivo di rinsaldare i rapporti tra gli uomini e proteggere la ricchezza delle diversità.

Proprio per tradurre questa visione in un’azione coerente e nel pieno rispetto dello Statuto, daremo vita a un articolato programma di studi e approfondimenti, per i quali definiremo le linee operative già in occasione del prossimo Consiglio della Fondazione. Intendiamo interpretare questo mandato con spirito di apertura verso tutte le realtà che si richiamano ai valori della Socialdemocrazia europea e dell’Umanesimo Socialista.

In nessun aspetto della vita alcuna realtà può dirsi autosufficiente: soltanto con la collaborazione e il contributo di tutti la Fondazione potrà proseguire e fecondare il suo lavoro, configurandosi come un moderno laboratorio di idee. Intendo la mia Presidenza non come un esercizio solitario, ma come la sintesi di uno sforzo che deve essere comune.

Lavoreremo in collaborazione con partiti, fondazioni, associazioni, circoli, accademie e centri studi che si riconoscono in un patrimonio di idee radicato, tra gli altri, nel pensiero di Camillo Prampolini, Claudio Treves e Filippo Turati, e nobilitato dal sacrificio di Giacomo Matteotti.

È con questo spirito che iniziamo il nostro lavoro. Insieme..