Riflessioni di Salvatore Sannino sul cinismo imperante e sulla necessità di recuperare il senso dei valori riformisti, socialisti e socialdemocratici

Un tempo la politica era il luogo dove si portavano a soluzione tanto le questioni di interesse, individuali o sociali, quanto le cosiddette tematiche “culturali” che servivano ad educare il popolo, facendo crescere la coscienza collettiva che consentiva la comprensione di cose e fatti che altrimenti non ci si riusciva a spiegare. “La ragion di Stato, l’interesse di tutti, organismi sovranazionali” fungevano da mediatori per la risoluzione di questioni altrimenti risolvibili solo con un confitto. In una parola si umanizzavano le relazioni sociali, rifiutando tutto ciò che era folla inferocita da sempre foriera di tragedie storiche a partire dalla scelta tra Gesù e Barabba. L‘umanizzazione di ogni atto politico era una condizione inseguita e sperata da molte delle forze politiche. Anzitutto Socialisti e Socialdemocratici. Saragat ne ha fatto un mantra. La traccia di esami per i maturandi di quest’anno era proprio una frase dell’indimenticato leader e Presidente della Repubblica. Ma anche l’azione di Craxi con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, che qualcuno fece passare per un becero calcolo politico, rispondeva a questa necessità: non far mancare mai il tratto umano in ogni scelta, in ogni battaglia politica. Ciò che avviene in queste ore è, invece, l’acme di un imbarbarimento senza fine.
Un manager delle Ferrovie dello Stato è stato arrestato, per un reato che non ha commesso e che non va ascritta al suo ruolo. Lui “non poteva non sapere”. Non poteva non sapere che in una delle tantissime sedi ferroviarie qualcuno, direttamente responsabile, ha omesso qualcosa e la responsabilità raggiunge per “capillarità” il vertice per soddisfare la folla inferocita che richiede sangue fresco per la sua vendetta. E’ un precedente atroce.
Nel contempo una Ministra in vacanza con il consorte ottantenne, vive la peggiore delle tragedie: quella di vedere il proprio marito sparire nelle acque torbide di un lago senza ritrovare il corpo per giorni.
Queste due tragedie avrebbero dovuto unire tutti in un dolore comune: contro una giustizia barbara, che prima o dopo tocca tutti, e per una coppia che non ha fatto male a nessuno per meritare un dolore tanto atroce. Invece assistiamo basiti alla canea di commenti sui social che lasciano sgomenti e senza parole. Parole usate solo per ferire, senza pietà, senza cultura, senza conoscenza. Abbiamo bisogno come l’aria di una politica che ritrovi il tratto umano, moderata, colta, alta. La politica riformista di Matteotti, garantista di Craxi, umana di Saragat: Socialista, Socialdemocratica, Liberale e Popolare. Occorre farlo subito prima che sia troppo tardi.