All’interno del Campo largo si continua a discutere di alleanze, leadership e perimetri politici, ma si tarda ancora a presentare un programma chiaro agli elettori. È questo oggi il vero punto debole di un’opposizione che ambisce a diventare alternativa credibile alla destra di governo.
Il rischio è che, in mancanza di una proposta compiuta, il programma finisca per ridursi a uno slogan: “fermiamo la corsa di Meloni al Quirinale”. Può essere un obiettivo politico comprensibile per le opposizioni, ma non può bastare. Un’alleanza che vuole governare deve dire che cosa intende fare, con quali priorità e con quali strumenti.
I temi non mancano. La sanità pubblica, con liste d’attesa sempre più pesanti e personale insufficiente, il fisco, che richiede equità, semplificazione, contrasto all’evasione e una riscossione più giusta, il lavoro, segnato da salari bassi, precarietà e insicurezza, la previdenza, che deve dare risposte a giovani, pensionati e carriere discontinue, la sicurezza, che va affrontata senza complessi, unendo legalità, controllo del territorio e politiche sociali.
Ma per costruire una vera alternativa alla destra non basta sommare sigle o inseguire equilibri interni. Occorre anche riconoscere il valore di quell’area di sinistra liberale, repubblicana e socialdemocratica che troppo spesso viene ignorata o considerata marginale. È invece proprio da lì che può arrivare un contributo decisivo: cultura di governo, attenzione alle istituzioni, sensibilità riformista, difesa dei diritti, serietà sui conti pubblici e capacità di parlare a un elettorato moderato, produttivo e responsabile.
Il Campo largo deve capire che non si vince soltanto contro qualcuno. Si vince se si offre al Paese un progetto leggibile, solido e inclusivo. Fermare Meloni può essere una parola d’ordine. Ma non è un programma. Gli elettori chiedono sanità, lavoro, fisco, pensioni, sicurezza e una classe dirigente capace di governare. È su questo terreno che l’alternativa deve ancora lavorare molto.