di Pino Bicchielli (Il Riformista del 19 giugno 2026)
Tra le tracce proposte agli studenti per l’Esame di Stato compare quest’anno il discorso pronunciato da Giuseppe Saragat all’insediamento dell’Assemblea Costituente. Una scelta particolarmente significativa perché consente alle nuove generazioni di confrontarsi con una delle figure più importanti della storia repubblicana italiana. Quando il 25 giugno 1946 Saragat assunse la presidenza dell’Assemblea Costituente, l’Italia usciva dalla tragedia della guerra, dalla dittatura fascista e dalle profonde ferite morali e materiali lasciate dal conflitto. Nel suo intervento richiamò i Costituenti non soltanto al compito di scrivere una nuova Carta costituzionale, ma soprattutto alla responsabilità di ricostruire una comunità nazionale fondata sulla libertà, sul rispetto della persona e sulla dignità umana. Colpisce ancora oggi un passaggio di quel discorso, quando Saragat afferma che la democrazia è prima di tutto un “problema di rapporti tra uomo e uomo”. È una frase che conserva una straordinaria attualità. La democrazia non vive soltanto nelle istituzioni, nelle leggi o nelle procedure. Vive nella capacità di riconoscere nell’altro un cittadino titolare degli stessi diritti e della stessa dignità.
Saragat è stato uno dei protagonisti della costruzione dell’Italia democratica, ma il suo contributo più originale arrivò pochi mesi dopo. Il 12 gennaio 1947, con la storica scissione di Palazzo Barberini, diede vita al socialismo democratico italiano, scegliendo una strada autonoma rispetto all’influenza del Partito Comunista e dell’Unione Sovietica. Fu una scelta coraggiosa. In anni caratterizzati da fortissime contrapposizioni ideologiche, Saragat comprese che non poteva esistere giustizia sociale senza libertà politica. Difese i lavoratori, i ceti popolari e il valore dell’uguaglianza, ma rifiutò ogni modello che sacrificasse la libertà individuale in nome di un’ideologia. È proprio questa la grande eredità del socialismo democratico: coniugare libertà e giustizia sociale, mercato e solidarietà, sviluppo economico e tutela delle fasce più deboli. Un patrimonio culturale che ha contribuito alla crescita democratica dell’Italia e alla sua collocazione nel campo occidentale, europeo e atlantico.
Mi sono formato nella cultura socialdemocratica, e considero questa lezione ancora attuale. Molti dei valori che Saragat difese trovano oggi una naturale sintonia con il riformismo liberale e popolare rappresentato da Forza Italia. Penso all’europeismo, al garantismo, alla centralità della persona, all’economia sociale di mercato e alla convinzione che la libertà sia il presupposto indispensabile di ogni progresso sociale. Anche la storia del berlusconismo, pur nata in un contesto diverso, è stata caratterizzata da una costante opposizione alla cultura politica comunista e dalla difesa delle libertà individuali, dell’iniziativa privata e delle istituzioni democratiche. Sono percorsi differenti, ma accomunati dalla convinzione che il futuro si costruisce attraverso le riforme e non attraverso le rivoluzioni. Per questo considero particolarmente felice la scelta di proporre Saragat agli studenti. In un tempo segnato da nuovi estremismi e da una crescente sfiducia verso la politica, la sua figura ricorda che la democrazia richiede equilibrio, responsabilità e rispetto delle idee altrui.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il messaggio di Giuseppe Saragat continua a parlare all’Italia. E continua a ricordarci che la libertà e la giustizia sociale non sono valori alternativi, ma due facce della stessa medaglia.


Lascia un commento