Guerriglia a Milano
Gli eventi del fine settimana a Milano hanno mostrato come la cattiva gestione di una città possa sfociare in violenza, anche se il problema è più profondo di quanto appaia in superficie.
Occorre innanzitutto distinguere i manifestanti scesi legittimamente in piazza per protestare contro i rincari provocati dall’attuale situazione geopolitica da coloro che hanno dato vita agli episodi di violenza. Così come in altre parti d’Italia si sta «combattendo», nel senso meno violento del termine, per spingere una classe politica, ritenuta inadeguata, ad affrontare i problemi internazionali che si riflettono direttamente anche sul nostro Paese, anche a Milano centinaia di persone hanno deciso che non era più il momento di rimanere in silenzio.
Nel rispetto delle normative vigenti, hanno, quindi, organizzato una manifestazione, aspettandosi che lo Stato garantisse loro la possibilità di esprimere il proprio dissenso in sicurezza, protetti dagli uomini e dalle donne delle forze dell’ordine che ogni giorno indossano la divisa.
Tuttavia, la mancanza di un reale controllo del territorio da parte delle istituzioni, con responsabilità condivise, non ha consentito di prevenire quanto poi accaduto. Ragazzi invasati, apparentemente privi di qualsiasi controllo su sé stessi, oppure perfettamente consapevoli delle proprie azioni, ipotesi ancora più preoccupante, hanno avuto la possibilità di introdursi nel corteo, istigando e perpetrando atti di violenza e vandalismo, di fronte a forze dell’ordine numericamente insufficienti per fronteggiare la situazione.
In rete sono comparse diverse fotografie di agenti costretti in un angolo. Sono circolate anche immagini e video che, se estrapolati dal contesto, potrebbero far pensare a comportamenti inadeguati da parte degli agenti in servizio, ma una simile interpretazione non terrebbe conto delle condizioni nelle quali si sono trovati a operare.
Senza voler attaccare direttamente alcuna istituzione, occorre prendere atto che, in una città come Milano, con il suo particolare tessuto sociale, non ci si può permettere di lasciare nulla al caso. Soprattutto, non è ammissibile che le forze dell’ordine non siano adeguatamente informate sui movimenti delle bande dei cosiddetti «maranza», che da anni contribuiscono a rendere sempre meno sicura la città, dal centro storico alle periferie.
Quanto accaduto durante il fine settimana appare, infatti, come il risultato di un degrado dilagante che sta colpendo Milano e si ricollega direttamente a un tema particolarmente sentito dai cittadini: la sicurezza nelle strade e nei quartieri, sempre meno garantita.
Da tempo, e con crescente insistenza, si chiedono interventi capaci di affrontare concretamente il problema, anche attraverso iniziative sociali nei territori più difficili.
Le misure adottate fino a oggi, come i servizi agevolati per il rientro delle donne o il rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nei punti più critici, rappresentano certamente interventi utili, ma non sufficienti.
Non possono essere considerate soluzioni definitive, né possono indurre le istituzioni a ritenere esaurito il proprio compito. Il lavoro da fare è ancora molto e richiede un impegno costante, che non si limiti a tamponare le emergenze.
Se non saranno le istituzioni ad affrontare direttamente questi problemi, le manifestazioni e le mobilitazioni dei cittadini in tutta Italia dimostrano che sarà la stessa popolazione a chiedere, con sempre maggiore determinazione, di «cambiare musica».
Alessio Scattareggia